{"id":1972,"date":"2019-02-18T09:48:34","date_gmt":"2019-02-18T08:48:34","guid":{"rendered":"http:\/\/www.nuovascuolapitagorica.org\/?p=1972"},"modified":"2023-10-26T18:33:22","modified_gmt":"2023-10-26T16:33:22","slug":"dignita-della-donna-nel-pitagorismo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nuovascuolapitagorica.org\/en\/dignita-della-donna-nel-pitagorismo\/","title":{"rendered":"Dignity of women in Pythagoreanism"},"content":{"rendered":"<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"http:\/\/www.nuovascuolapitagorica.org\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/articoli-web-150x150.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-2224\" srcset=\"https:\/\/www.nuovascuolapitagorica.org\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/articoli-web-150x150.png 150w, https:\/\/www.nuovascuolapitagorica.org\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/articoli-web-380x380.png 380w\" sizes=\"(max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p><strong>Un&#8217;analisi di Salvatore Mongiardo sul tema del femminile e delle donne pitagoriche.<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p>Care Amiche e cari Amici, <\/p>\n\n\n\n<p>In questa esposizione mi atterr\u00f2 essenzialmente alle tre maggiori fonti classiche. Pertanto, le frasi riportate in questo mio scritto sono <em>citazioni testuali<\/em> tratte da:<\/p>\n\n\n\n<!--more-->\n\n\n\n<p><em>Porfirio,\nVita di Pitagora, Rusconi 1998<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Giamblico,\nLa vita pitagorica, BUR 1991<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em>Diogene\nLaerzio, Vite dei filosofi, Laterza 1998.<\/em> <\/p>\n\n\n\n<p>Il numero riportato tra parentesi dopo\nl\u2019autore indica il rispettivo libro o capitolo.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando pensiamo alla donna della Grecia\nantica siamo abituati a immaginarla avvolta in una bella tunica e con\nl\u2019acconciatura dei capelli. Questo era vero nelle grandi occasioni, ma la vita\nquotidiana delle donne era a quell\u2019epoca molto dura. Chiusa nel gineceo della\ncasa, la donna era dedita ai lavori domestici e alla cura dei figli sotto il\ndominio incontrastato del marito. Le fonti storiche concordano nel ricordare\ncome il suicidio per impiccagione era allora frequente tra le donne per evadere\nda una vita insostenibile. <\/p>\n\n\n\n<p>Su quella triste realt\u00e0 Pitagora accese\ndalla Magna Grecia la luce di una nuova considerazione della donna\nprobabilmente sintetizzando elementi presi dalle culture dei vari popoli da lui\nvisitati. <\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Nella dottrina pitagorica \u00e8 chiara la\nsuperiorit\u00e0 della donna sul maschio per il maggiore senso di giustizia da lei\nposseduto<\/em><\/strong>.\n<\/p>\n\n\n\n<p>Difatti Pitagora affermava che:<\/p>\n\n\n\n<p><em>I\nmitografi riconobbero il senso di giustizia delle donne dal fatto che esse\ndanno in prestito vesti e ornamenti a un\u2019altra che ne abbia bisogno, anche\nsenza testimoni &#8211; e senza che da quest\u2019atto di fiducia derivino processi o\nliti\u2026 Mentre, se si volesse riferire questo agli uomini\u2026 ebbene nessuno lo\nammetterebbe, in quanto atteggiamento estraneo alla natura maschile (Giamblico,\n55).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Insomma, la donna \u00e8 depositaria naturale\ndella giustizia sociale, termine che, abbiamo gi\u00e0 visto altrove, andrebbe\nsostituito con <strong><em>giustezza o equit\u00e0. <\/em><\/strong>In altre parole, mentre il maschio\naccumula, la donna per sua natura condivide. Da questo alto concetto derivava\nla raccomandazione di Pitagora alle donne che riteneva anche molto vicine al\nsacro:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Esse\ndovevano preparare con le proprie mani quanto intendevano offrire agli d\u00e8i, e\nportarlo agli altari senza l\u2019aiuto dei servi: vale a dire focacce, paste, fave,\nincenso. Non dovevano onorare la divinit\u00e0 con il sangue e la morte\u2026 (Giamblico,\n54). <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Questo forte messaggio fu ben compreso dai\nCrotoniati tanto che:<\/p>\n\n\n\n<p><em>Dopo che (Pitagora) ebbe messo piede in Italia e fu a Crotone\u2026 fece esortazioni ai giovani\u2026 ai fanciulli\u2026 successivamente alle donne, e <strong>fu istituita per lui una associazione di donne<\/strong><\/em> <em>(Giamblico 18). <\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Ma non \u00e8 tutto. Nei tre testi sopra\nelencati, abbiamo diversi passi che riportano la dottrina di Pitagora sulla\nsessualit\u00e0 e le donne, ed \u00e8 utile citare di seguito i pi\u00f9 significativi per\ncomprenderne l\u2019aspetto rivoluzionario. <\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li><em>Pitagora, disceso nell\u2019Ade, vide\n     puniti anche gli uomini che non vollero unirsi con le loro donne (Diogene\n     L., 8, I, 21).<\/em><\/li><li><em>E intorno ai piacere venerei\n     (Pitagora) cos\u00ec si esprime: Coltiva i piaceri d\u2019amore d\u2019inverno, non\n     d\u2019estate\u2026 (Diogene L., 8, I, 24) \u2026 interrogato una volta su quando si\n     debba coire, si dice che (Pitagora) abbia risposto: Quando si vuole essere\n     pi\u00f9 deboli di se stessi (Diogene L. 8, 1, 9). <\/em><\/li><li><em>Dicono pure che a Teano (la moglie di\n     Pitagora) fu chiesto: In quanti giorni una donna diventa pura dal contatto\n     con un uomo? E che la sua risposta fu: Dal contatto del proprio uomo\n     s\u00f9bito, dal contatto dell\u2019altrui uomo mai. (Teano) ammoniva la donna che\n     stava per coire col proprio uomo a deporre insieme con le vesti il pudore,\n     e, quando si alzava, a riprenderlo insieme con queste (Diogene L., 8, I,\n     98).<\/em><\/li><li><em>Occorre anche premurarsi, diceva\n     Pitagora, di aver rapporti solo con le proprie mogli (Giamblico 48).<\/em><\/li><li><em>(I Crotoniati dopo l\u2019esortazione di\n     Pitagora) \u2026 lasciarono andare le concubine che secondo l\u2019uso locale\n     avevano con s\u00e9 (Giambico 50).<\/em><\/li><li><em>Si dice ancora che Pitagora abbia\n     raccontato come in terra crotoniate fosse ben nota a tutti la fedelt\u00e0 di\n     un uomo verso la propria donna: perch\u00e9 Odisseo aveva rifiutato di essere\n     reso immortale da Calipso in cambio dell\u2019abbandono di Penelope (Giamblico\n     57).<\/em><\/li><li><em>(I Pitagorici) \u2026 reputavano\n     necessario evitare quella che chiamavano precocit\u00e0\u2026 Sono molti, secondo\n     loro, gli aspetti della vita umana che \u00e8 meglio apprendere tardi: tra\n     questi \u00e8 la pratica dei rapporti sessuali (Giamblico 209).<\/em><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p><strong><em>Per Pitagora la natura ha dotato la donna\ndi una irresistibile sessualit\u00e0 da vivere nel matrimonio senza esagerare e\ncomunque l\u2019atto sessuale in s\u00e9 \u00e8 esente da ogni colpa<\/em><\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Teano, la bella moglie di Pitagora che era\nstata sua allieva, esplicitamente ammetteva di lasciarsi andare senza freni\ndurante il coito. A chi si stupiva per la franchezza della sua ammissione,\nTeano aggiungeva: <em>Per questo sono\nchiamata donna<\/em> (Diogene L., 8, I, 98). <\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>La visione pitagorica del sesso esente da\ncolpa \u00e8 passata in pieno a Cristo: si potrebbe addirittura dire che questa\nidentica visione \u00e8 il pi\u00f9 forte elemento di prova della continuit\u00e0 dottrinale\ntra Pitagora e Ges\u00f9<\/em><\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Vediamo allora cosa dice Ges\u00f9 nei Vangeli\nriguardo al sesso:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>In Giovanni (8, 1-11) leggiamo l\u2019episodio della donna sorpresa in flagrante adulterio e portata davanti a Ges\u00f9 che invita chi \u00e8 senza peccato a scagliare contro di lei la prima pietra. Tutti se ne vanno e Ges\u00f9 le dice: <em>Donna (<strong>gine<\/strong> nel testo greco) \u2026 va\u2019 e d\u2019ora in poi non peccare pi\u00f9<\/em>.  Il peccato di cui parla Ges\u00f9 non \u00e8 riferito al sesso, ma all&#8217;adulterio, cio\u00e8 alla violazione del vincolo matrimoniale col tradimento. Peccato quindi \u00e8 la violazione dell\u2019ordine sociale e la sofferenza procurata al tradito. <\/li><li>In Matteo (5, 27) Ges\u00f9 dice: <em>Chiunque guarda una donna (<strong>gine<\/strong>) per desiderarla ha gi\u00e0 commesso <strong>adulterio <\/strong>con lei nel proprio cuore. <\/em>Il peccato, ancora una volta, \u00e8 riferito all&#8217;adulterio come violazione del giuramento di fedelt\u00e0 e sofferenza procurata al tradito.<\/li><li>In Luca (7, 36-50) Ges\u00f9 arriva addirittura a riconoscere alla peccatrice (<strong><em>gine<\/em><\/strong>), che lo unge di olio profumato, di aver meritato il perdono: <em>I suoi molti peccati le sono perdonati, perch\u00e9 ha molto amato.<\/em> Ges\u00f9 sembra voler dire che il sesso mercenario non porta inevitabilmente alla perdizione se una generosit\u00e0 fondamentale del cuore apre a una presa di coscienza dei rapporti illeciti.<\/li><li>Questo <strong><em>sexus sine culpa<\/em><\/strong>, viene confermato nel momento supremo della morte di Ges\u00f9 (Giovanni, 19, 26), che si era sempre rivolto a sua madre non chiamandola Maria o Madre o Vergine, ma donna, semplicemente donna: <em>Donna, <strong>gine<\/strong>, ecco tuo figlio!<\/em> <em>Donna<\/em> era per Ges\u00f9 un appellativo di rispetto.<\/li><\/ol>\n\n\n\n<p>Dopo due maestri cos\u00ec eccelsi, si poteva\npensare che la sessualit\u00e0 umana e le sue manifestazioni fossero state\nregolamentate per sempre. La storia per\u00f2 dimostra che, da quella visione\nrasserenante, l\u2019umanit\u00e0 \u00e8 caduta in una palude putrida di angosce sessuali.\nQueste, unite alle pericolosissime angosce religiose, hanno imperversato per\nmillenni con danni incalcolabili. Perch\u00e9 e come questo sia avvenuto, \u00e8 materia\nche non possiamo affrontare ora. Che sia avvenuto non vi \u00e8 dubbio: basti\npensare ai Padri della Chiesa che costruirono\u2026 <\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>una Madonna sempre vergine prima, dopo e\ndurante il parto e madre di un solo figlio, Ges\u00f9, uscito per miracolo dal suo\ngrembo senza lacerarla.<\/em><\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019idea del <strong><em>sesso come cosa sporca <\/em><\/strong>sarebbe\nstato il retaggio pi\u00f9 grave della Chiesa non solo cattolica: intere generazioni\ne continenti furono devastati fino a giungere alla caccia alle streghe, in\nrealt\u00e0 donne innocenti arse vive nei roghi. Invece, se guardiamo la donna\nattraverso la lente del pitagorismo, cio\u00e8 libera dalla colpa del sesso, vediamo\nuna Madonna madre di altri figli, come del resto attestano i Vangeli. Nei\nVangeli sono chiaramente menzionati i nomi dei fratelli di Ges\u00f9, <strong><em>fratres\net sorores nel testo latino, adelf\u00f2i e adelf\u00e0i nel testo greco<\/em><\/strong>: <\/p>\n\n\n\n<p><em>Non\n\u00e8 costui il falegname, il figlio di Maria, il fratello di Giacomo, di Giuseppe,\ndi Giuda e di Simone? E le sue sorelle non sono qui tra noi?\u00bb (Marco 6, 3;\nMatteo 3, 55-56).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Lo stesso San Paolo scrive:<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abDegli\napostoli non vidi altri, ma soltanto Giacomo, il fratello del Signore\u00bb (Lettera\nai Galati 1,19).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Giuseppe Flavio, lo storico ebreo\ncontemporaneo di Ges\u00f9, scrive in Antichit\u00e0 Giudaiche (XX, 200):<\/p>\n\n\n\n<p><em>\u00abAnano <\/em>(sommo sacerdote)<em>&nbsp;<\/em>riunisce il sinedrio dei giudici e porta in giudizio Giacomo, fratello di Ges\u00f9 detto Cristo, e alcuni altri, e accusatili di avere trasgredito le leggi, li consegna alla folla per farli lapidare\u00bb.  <\/p>\n\n\n\n<p>Correva l\u2019anno 62 dopo Cristo e\nprobabilmente sua madre, la Madonna, non era pi\u00f9 in vita. <strong><em>Maria fu in realt\u00e0 una madre tra\nle pi\u00f9 tragiche della storia ed ebbe non uno, ma due figli martirizzati: Ges\u00f9 e\nGiacomo.<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>La dignit\u00e0 della donna pitagorica,\ndepositaria naturale della giustizia, del sacro e pura nel sesso, ci aiuta a\ncapire non solo la storia passata, ma anche il presente e le sue tendenze. E\u2019\nsotto gli occhi di tutti l\u2019abbandono della Chiesa da parte di intere nazioni,\ndai Paesi Scandinavi alla Francia, Germania e in parte nei paesi latini come\nItalia e Spagna. Si potrebbe addirittura dire che la Chiesa ha impiegato i\nprime mille anni per conquistare quelle popolazioni e recentemente sono bastati\npochi decenni per perderle. Bisogna per\u00f2 ammettere che i paesi del Nord Europa,\ni quali oggi godono di maggior benessere e giustizia sociale, sono proprio\nquelli che hanno attuato la dottrina pitagorica riconoscendo alla donna dignit\u00e0\ne libert\u00e0.&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p>Ancora pi\u00f9 utile \u00e8 <strong><em>la lente pitagorica<\/em><\/strong> per\ncapire gli sconvolgimenti inquietanti del mondo islamico che sbanda tra\nattentati di ogni genere dentro e fuori i propri confini. La condizione attuale\ndella donna islamica \u00e8 essenzialmente contraddittoria con la dottrina pitagorica\nperch\u00e9 socialmente e sessualmente sottomessa al maschio. La cultura islamica,\nche pure tanti meriti ha avuto in ogni campo dell\u2019arte e delle scienze,\ncorrisponde sempre meno alla necessit\u00e0 di porre la donna a fondamento naturale\ndi una societ\u00e0 ben ordinata. Se Pitagora fosse vivo &#8211; ma viva \u00e8 la sua dottrina\n&#8211; avrebbe detto che <strong><em>il problema del mondo islamico potr\u00e0 essere risolto solo dalla donna\nislamica liberata<\/em><\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>Su questo sentiero, impervio ma\nnecessario, ci siamo avventurati proclamando, nel Sissizio di Soverato del 31\nluglio 2015, <strong><em>l\u2019ANNO UNO DELL\u2019EPOCA DELLA DONNA<\/em><\/strong> come ripartenza della storia\ne presa di coscienza che, senza l\u2019apporto della donna, il mondo non potr\u00e0 mai\navere pace: i maschi hanno dissipato le loro energie con una serie infinita di\nguerre e violenze alle quali solo le donne potranno mettere fine. <\/p>\n\n\n\n<p>In questo senso la vicenda di Cristo \u00e8\nemblematica e andrebbe letta esattamente come \u00e8 riportata nei Vangeli: se al\ncomando ci saranno sempre dei maschi, come allora c\u2019erano Cesare Pilato Erode\nCaifa, nemmeno il figlio di Dio scamper\u00e0 a una morte tragica.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Note<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><em>Fratelli\ne sorelle di Ges\u00f9<\/em>.\nHo usato la traduzione latina dei Vangeli di San Gerolamo, la <em>Vulgata<\/em>: gli originali dei quattro\nVangeli sono in greco. San Gerolamo, <em>vir\ntrilinguis<\/em>, padroneggiava perfettamente latino, greco ed ebraico.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Giustizia<\/em><em>. <\/em>Comunemente,\ne correttamente, si dice che la <em>giustizia <\/em>era il fondamento della vita\npitagorica, ma \u00e8 una affermazione che va spiegata. Nei testi antichi i termini\nsono due: il primo \u00e8 <strong><em>dikaiosyne<\/em><\/strong>(sostantivo femminile singolare), cio\u00e8 la rettitudine, il sentimento e la\npratica della giustizia: <em>per Lui\n(Pitagora) il principio della giustizia risiede nella comunit\u00e0 dei beni,\nnell\u2019uguaglianza e in una unione tra gli uomini tale che tutti possano sentire\ncome un corpo e un\u2019anima sola e chiamare la medesima cosa mia e tua<\/em>\n(Giamblico 167). Tale termine andrebbe pi\u00f9 correttamente tradotto con <strong><em>justness<\/em><\/strong>, la virt\u00f9 che porta la\npersona verso il retto comportamento e verso la distribuzione dei beni. L\u2019altro\ntermine, invece, \u00e8 <strong><em>d\u00eckaia<\/em><\/strong>(aggettivo\nneutro plurale, per esempio in Giamblico 174), anch\u2019esso tradotto con\ngiustizia, ma che indica, invece, diritti e doveri, insomma quanto oggi si\ntende a chiamare <strong><em>legalit\u00e0<\/em><\/strong>.\nCon l\u2019uso differente dei due termini, il Pitagorismo mette in chiaro che <strong><em>senza\ngiustezza non ci pu\u00f2 essere legalit\u00e0<\/em><\/strong><strong><em>: per esempio, se la legge non\nrispetta la giustizia sociale nella distribuzione dei beni, il debole rimane\noppresso proprio dalla legalit\u00e0<\/em><\/strong>.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Donna\ndepositaria della giustezza<\/em>. Se guardiamo alla storia del\nfeudalesimo, vediamo subito che il maggiorascato, cio\u00e8 il lasciare tutti i beni\nal primogenito, era un concetto antipitagorico e ci vollero rivoluzioni\nsanguinose per l\u2019abolizione di quell\u2019istituto che fu alla base del regime feudale.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Donna\ncome rovina dell\u2019uomo<\/em>. La dottrina della Chiesa si \u00e8 basata finora sulla\ndonna come causa della rovina dell\u2019uomo: Eva sarebbe la prima tentatrice che\nprovoc\u00f2 il <strong><em>peccato originale<\/em><\/strong> con la cacciata dall\u2019Eden e la condanna\ndell\u2019umanit\u00e0 alla sofferenza e alla morte. Poi Ges\u00f9, novello Adamo, col suo\nsangue avrebbe cancellato il peccato. Celebre \u00e8 la frase di Sant\u2019Agostino sulla\n<em>felix culpa<\/em>: <em>benedetta quella colpa<\/em> (il peccato originale) <em>che ci ha dato un cos\u00ec grande Redentore<\/em>. Per\u00f2\u2026 <strong><em>Ges\u00f9 nei Vangeli non parla mai di\npeccato originale<\/em><\/strong>, concetto che deriva dalla Bibbia, non dal Vangelo.\nLa Bibbia gronda di peccati e sensi di colpa, ben riassunti nel Salmo 50, al\nversetto 7, il famosissimo <strong><em>Miserere<\/em><\/strong>: <em>Ecco, nella colpa sono stato generato, nel peccato mi ha concepito mia\nmadre<\/em>. Questi dati ci confermano che <strong><em>pi\u00f9 la Chiesa si avvicina a Pitagora, pi\u00f9 si\navvicina a Cristo, e pi\u00f9 la chiesa si allontana da Pitagora, pi\u00f9 si allontana\nda Cristo. <\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 Eva aveva capito che il frutto\ndell\u2019albero della conoscenza doveva essere mangiato per diventare Dio, cio\u00e8 la\nconoscenza era indispensabile per vincere le angosce del vivere e del morire. <strong><em>Eva\ncapisce il percorso obbligato dell\u2019umanit\u00e0 verso la divinizzazione, Maria di\nNazaret concepisce il figlio che prende coscienza di quel percorso e afferma di\nessere uguale a Dio, ma i maschi lo uccidono. EVA CAPISCE, MARIA CONCEPISCE,\nGESU\u2019 PATISCE.<\/em><\/strong> Ci sono sempre i maschi a rovinare tutto!&nbsp; <\/p>\n\n\n\n<p><em>Ges\u00f9\ne la Bibbia<\/em>.\nQuando Ges\u00f9 comincia la sua\npredicazione, il suo comportamento e insegnamento sono contrari ai precetti\ndella Bibbia perch\u00e9 egli:<\/p>\n\n\n\n<ol class=\"wp-block-list\"><li>Non rispetta il sabato<\/li><li>Frequenta i lebbrosi, le prostitute e i pubblicani<\/li><li>Contesta e irride i sacerdoti del Tempio<\/li><li>Libera gli animali destinati al sacrificio nel Tempio <\/li><li>Prende donne al suo seguito<\/li><li>Celebra la Pasqua un giorno prima di quella del Tempio di\n     Gerusalemme, come facevano gli Esseni e come conferma San Giovanni nel suo\n     Vangelo<\/li><li>Si dichiara figlio di Dio, cosa inaudita per la Bibbia che prevede\n     la pena di morte per quella bestemmia.&nbsp;\n     <strong><em>La condanna a morte di\n     Ges\u00f9 era nella legalit\u00e0 per il mondo ebraico<\/em><\/strong>, anche se ottenuta\n     forzando la mano a Pilato. <\/li><li>Ges\u00f9 rifiuta il sacrificio di sangue come mezzo per cancellare la\n     colpa: il sangue macchia, non lava. La cultura sacrificale della Bibbia \u00e8\n     contraria a Cristo come lo era per Pitagora ed Eraclito il quale aveva\n     detto dei sacrifici di sangue: <em>Invano purificano col sangue\n     l\u2019impurit\u00e0 di sangue\/Come chi, nel fango caduto, volesse col fango\n     lavarsi. <\/em>La sua morte in croce non fu un sacrificio per\n     cancellare le nostre colpe, come suggerisce la visione biblica, ma fu\n     conseguenza della sua ripetuta affermazione di essere figlio di Dio, come\n     scrivono i Vangeli. <em><\/em><\/li><\/ol>\n\n\n\n<p><em>Ges\u00f9\ne le donne. <\/em>La\nfacilit\u00e0 con cui Ges\u00f9 intratteneva rapporti con le donne non corrisponde al\nmodo di vivere degli Esseni, che per Giuseppe Flavio erano i Pitagorici del\nmondo ebraico. Difatti nelle <em>Antichit\u00e0 Giudaiche (<\/em>XV, X, 4) egli scrive<em>...\n<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Noi\nchiamiamo Esseni\u2026 un gruppo che segue un genere di vita che ai Greci fu insegnato\nda Pitagora<\/em><\/strong><em>.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Gli Esseni difatti non ammettevano donne\nnella loro comunit\u00e0: <em>omni venere abdicata<\/em>,\nrinunciando a ogni piacere con le donne, scrive Plinio il Vecchio nella <em>Historia Naturalis (V, 15).<\/em> D\u2019altra\nparte, sappiamo che Ges\u00f9 praticava la <strong><em>cena sissiziale<\/em><\/strong> degli Esseni che poi\nfu la sua Ultima Cena. La soluzione del rebus a me pare che sia da ricercare in\nquello che scrivono i Vangeli sulla fuga in Egitto. Maria, Giuseppe e Ges\u00f9\npotrebbero aver trovato rifugio ad Alessandria d\u2019Egitto, la citt\u00e0 pi\u00f9 vicina a\nIsraele, dove sappiamo di certo che vivevano migliaia di ebrei e i Terapeuti,\nuna comunit\u00e0 ebraica di curatori o medici (descritti da Filone nel <em>De vita\ncontemplativa<\/em>), i quali abitavano in capanne attorno al lago Mareotis,\nattualmente prosciugato, non lontano da Alessandria. I Terapeuti vivevano come\ngli Esseni ammettendo per\u00f2 le donne le quali con l\u2019et\u00e0 venivano onorate come\nprofetesse (Alberto Vitale, <em>I Terapeuti<\/em>, Vivarium 1996). <\/p>\n\n\n\n<p>Salvatore Mongiardo<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un&#8217;analisi di Salvatore Mongiardo sul tema del femminile e delle donne pitagoriche. Care Amiche e cari Amici, In questa esposizione mi atterr\u00f2 essenzialmente alle tre maggiori fonti classiche. 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