{"id":2549,"date":"2020-12-27T16:18:40","date_gmt":"2020-12-27T15:18:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.nuovascuolapitagorica.org\/?p=2549"},"modified":"2023-10-26T18:32:05","modified_gmt":"2023-10-26T16:32:05","slug":"armonizzazione-tra-maschile-e-femminile-base-del-benessere-umano-secondo-i-dettami-delletica-pitagorica","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.nuovascuolapitagorica.org\/en\/armonizzazione-tra-maschile-e-femminile-base-del-benessere-umano-secondo-i-dettami-delletica-pitagorica\/","title":{"rendered":"Harmonisation between male and female: the basis of human well-being according to Pythagorean Ethics"},"content":{"rendered":"<p><strong>A cura della Dott.ssa Rosa Brancatella<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Sono un medico ginecologa e psicoterapeuta, per vocazione e crescita personale ho lavorato molto con le donne e lavoro con le coppie, ho maturato quindi una certa esperienza di quello che in questo momento \u00e8 il confronto tra il maschile e il femminile.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignright size-large is-resized\"><img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.nuovascuolapitagorica.org\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/ROSA-BRANCATELLA.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-899\" width=\"189\" height=\"189\" srcset=\"https:\/\/www.nuovascuolapitagorica.org\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/ROSA-BRANCATELLA.jpg 169w, https:\/\/www.nuovascuolapitagorica.org\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/ROSA-BRANCATELLA-150x150.jpg 150w, https:\/\/www.nuovascuolapitagorica.org\/wp-content\/uploads\/2015\/01\/ROSA-BRANCATELLA-66x66.jpg 66w\" sizes=\"(max-width: 189px) 100vw, 189px\" \/><figcaption>Dott.ssa Rosa Brancatella<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>Sono nata in Calabria in tempi in cui ancora insistevamo gli ultimi epigoni della societ\u00e0 contadina e da tanti anni vivo a Roma. In Calabria sono tornata per dare impulso a iniziative culturali di vario tipo, tra cui la Nuova Scuola Pitagorica, di cui sono cofondatrice, un\u2019associazione che si prefigge di diffondere la conoscenza dell\u2019etica pitagorica, che ci aiuta per un corretto stile di vita in armonia con noi stessi, gli altri e il mondo che ci circonda. La sua etica prevede dei cardini fondamentali che possiamo riassumere in questi punti: la libert\u00e0, l\u2019amicizia, la comunit\u00e0 di vita e di beni, il vegetarianismo, la dignit\u00e0 della donna, valori che nella mia infanzia, in quel lembo di terra calabra compresa tra Jonio e Tirreno, quel lembo di terra che era l\u2019antica Italia di re Italo, e dove questi valori costituivano l\u2019essenza della vita e della comunit\u00e0, ho appreso come modello incancellabile di vita\u2026 auspico un ritorno ad una vita di questo tipo, di cui ho avuto la fortuna di fare esperienza.<\/p>\n\n\n\n<p>Il valore pi\u00f9 importante che pi\u00f9 mi ha attratto della dottrina pitagorica \u00e8 la sua asserzione della pari dignit\u00e0 della donna rispetto all\u2019uomo, che per tempi in cui egli viveva e per il momento culturale, era una acquisizione di portata senz\u2019altro rivoluzionaria.<\/p>\n\n\n\n<p>Abbiamo fondato la Scuola a Crotone che \u00e8 stato, come ben sappiamo, il luogo eletto da Pitagora per la fondazione della sua Scuola e di nuovo rieletto da noi, per far rivivere e ricelebrare soprattutto l\u2019etica Pitagorica, i cui capisaldi portiamo avanti con la certezza che siano valori universali di cui l\u2019umanit\u00e0 ha bisogno per dare e cercare un senso, soprattutto nei momenti storici come quello che stiamo vivendo in questi nostri giorni, dove sembra smarrita la via dei valori che animano la nostra umanit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Ognuno di noi conosce le inquietudini di questo momento di crisi e quindi di grande cambiamento, (crisis = cambiamento) e come in tutti i cambiamenti si lascia il noto per l\u2019ignoto, il certo per l\u2019incerto ma i valori che animano la nostra profonda umanit\u00e0, portati avanti dai grandi maestri della storia, rimangono e ci ispirano nella strada da seguire.<\/p>\n\n\n\n<p>Del pensiero di Pitagora, caposaldo importantissimo della nostra Scuola, l\u2019armonizzazione tra il maschile e il femminile, articolazione della sintesi degli opposti pitagorica, ritengo sia la base indispensabile per andare verso un benessere personale e collettivo.<\/p>\n\n\n\n<p>Sappiamo che Pitagora, primo tra tutti ammise alla sua scuola le donne e il suo rapporto con Teano, la moglie era di grande rispetto. Teano era una filosofa e considerata una donna saggia, fu anche lei, insieme ad altre 28 donne, discepola della Scuola Pitagorica. Ci parlano di lei le biografie di Pitagora, scritte da Giamblico, Porfirio e Diogene Laerzio, di lei ci sono arrivate alcune lettere rivolte ad altre donne su comportamenti e modi di vita nella ricerca sempre dell\u2019ideale pitagorico della giusta misura.<\/p>\n\n\n\n<p>Cosa c\u2019\u00e8 di straordinario in questa partecipazione di una donna a una scuola filosofica iniziatica?<\/p>\n\n\n\n<p>La situazione \u00e8 molto particolare se pensiamo a quale fosse la cultura e le relazioni tra maschile e femminile ai tempi della Grecia classica, se teniamo presente che&nbsp; questa cultura \u00e8 la base fondativa della nostra attuale civilt\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Cerchiamo di comprendere in quale contesto culturale questa relazione avveniva. Siamo nel VI secolo a.C., quindi nel pieno splendore di quella civilt\u00e0 della Polis, quel tipo di struttura sociale e politica, nata intorno all\u2019850 a.C., che prevedeva la partecipazione attiva dei cittadini liberi alla vita politica, al punto tale che Solone, con le sue famose leggi, punisce il cittadino che in una disputa politica, non si schiera con una delle parti, disincentivando cos\u00ec la non partecipazione e il qualunquismo.<\/p>\n\n\n\n<p>Il cittadino \u00e8 cos\u00ec presente nella vita sociale al punto tale che l\u2019armonia esistente tra <em>Polis<\/em> e gli individui che la componevano era assimilata a quella esistente in natura fra il tutto e le sue singole parti. In virt\u00f9 di una tale corrispondenza l\u2019uomo greco era portato a sentirsi totalmente inserito nella sua comunit\u00e0. Ognuno trovava la propria realizzazione nella partecipazione alla vita collettiva e nella costruzione del bene comune.<\/p>\n\n\n\n<p>In questa situazione, dove nella magnificenza delle arti e del sapere, nel dispiegarsi di una grande civilt\u00e0, nella redistribuzione dell\u2019esercizio della democrazia a tutti i cittadini, le donne non avevano nessun ruolo sociale riconosciuto o possibile ma la Polis sancisce per legge l\u2019esclusione della vita sociale delle donne (e degli schiavi).<\/p>\n\n\n\n<p>Gli obiettivi erano il controllo sociale e la garanzia della legittimit\u00e0 della discendenza. Questo port\u00f2 a un\u2019istituzionalizzazione della segregazione femminile; di fatto le donne erano considerate esclusivamente per la loro funzione riproduttiva.<\/p>\n\n\n\n<p>Il disvalore del femminile era tale che era comune e accettata la pratica dell\u2019esposizione, abbandonare i neonati, soprattutto femmine, in quanto costose visto la dote che il padre doveva fornirle e soprattutto improduttive.<\/p>\n\n\n\n<p>Nessuna donna doveva restare senza nozze, vista la funzione eminentemente riproduttiva che le era stata loro assegnata, fare figli per la citt\u00e0, al punto tale che era possibile vendere le proprie figlie come schiave laddove fossero rimaste \u201cvergini canute\u201d come ci tramanda Euripide.<\/p>\n\n\n\n<p>Quindi i matrimoni con finalit\u00e0 riproduttive erano decisi anche molti anni prima e non necessitavano della presenza delle donne nella decisione ma garantivano la continuit\u00e0 dei casati e delle discendenze legittime. La donna non era una Polites, cio\u00e8 una cittadina, era un astu, cio\u00e8 apparteneva alla citt\u00e0 solo in senso fisico, senza goderne i diritti. La donna anche se figlia unica non poteva ereditarne i beni alla morte del padre.<\/p>\n\n\n\n<p>La moglie sta in casa relegata nel gineceo, incontra il marito solo nel letto coniugale ed esce in rare occasioni di feste religiose e pubbliche a cui ha diritto di recarsi con lui.<\/p>\n\n\n\n<p>In casa vivono anche le concubine, che paradossalmente godono di maggiore libert\u00e0 delle mogli, prevalentemente schiave, sono deputate alla vita di tutti i giorni (una sorta di moglie casalinga) e procreano figli illegittimi che vivono comunque nella casa.<\/p>\n\n\n\n<p>Infine, c\u2019era l\u2019etera, etimologicamente compagna, in genere straniera, che aveva in quanto tale potuto ricevere una certa educazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Come ci dice Demostene la moglie era per i figli legittimi e la cura del patrimonio domestico, la concubina per la vita ordinaria, l\u2019etera per il piacere.<\/p>\n\n\n\n<p>Questa dunque la posizione assolutamente poco felice delle donne in quelle epoche e in quell\u2019organizzazione sociale e se consideriamo che questa \u00e8 stata la base culturale della nostra futura civilt\u00e0, ci\u00f2 ci fa comprendere molte cose della nostra attuale situazione e dell\u2019arretramento sociale di cui le donne hanno sofferto in un gap che ancora non si colma.<\/p>\n\n\n\n<p>Fu in quel momento della nostra storia culturale che si afferm\u00f2 una forma di pensiero, il logos della filosofia platonica, che circoscrive il pensiero maschile per eccellenza, come quindi forma di pensiero, forma della conoscenza e della comunicazione.<\/p>\n\n\n\n<p>Uomini illuminati come Pitagora sono andati oltre quindi quello che era il modello culturale imperante: egli diede rispetto e valore alla donna e il suo atteggiamento diviene un elemento di portata rivoluzionaria anche tenendo presente che Teano era una filosofa e che ancora oggi le donne che si occupano di filosofia non hanno una vita facile\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Pitagora che cerc\u00f2 l\u2019armonia tra il suo maschile e il femminile, ha voluto vicino a s\u00e9 non una procreatrice, non una concubina o un\u2019etera, ha voluto vicino a s\u00e9 una persona con pari dignit\u00e0, ha voluto cio\u00e8 avere una relazione vera.<\/p>\n\n\n\n<p>E Pitagora certamente conosceva il mito dell\u2019Androgino che ci spiega come noi umani siamo alla perenne ricerca del ricongiungimento con la nostra parte mancante.<\/p>\n\n\n\n<p>Il mito \u00e8 stato a noi magistralmente tramandato da Platone nel Simposio, due secoli dopo, in un racconto affidato ad Aristofane, in un convivio dove a turno i partecipanti parlano del loro pensiero rispetto all\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p>Dice Aristofane che gli uomini non hanno ancora compreso la potenza dell\u2019amore\u2026 se lo avessero compreso gli avrebbero edificato i templi pi\u00f9 grandi e i massimi altari, dal momento che tra tutti gli dei \u00e8 il pi\u00f9 amico degli uomini e cura quei mali da cui deriverebbe la pi\u00f9 alta felicit\u00e0 per il genere umano\u2026 ci dice che anticamente i sessi degli umani erano tre, oltre il maschile e il femminile, l\u2019androgino.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli uomini avevano una forma diversa da quella di ora, erano rotondi, con quattro braccia e quattro gambe, due facce e una sola testa. I sessi erano tre in quanto il maschio ebbe origine dal sole, la femmina dalla terra e il terzo sesso dalla luna che partecipa della natura del sole e della terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Erano terribili per forza e per vigoria e avevano ambizioni superbe e attaccarono gli dei. Zeus decise di punirli ma non di distruggerli.<\/p>\n\n\n\n<p>Zeus li tagli\u00f2 in due e Apollo cur\u00f2 le ferite. Ma una volta separate ciascuna met\u00e0 aveva una tale nostalgia dell\u2019altra e la cercava e gettandosi con le braccia intorno al collo della sua parte mancante per il desiderio di ricongiungersi nella stessa forma, morivano di fame e di inattivit\u00e0 poich\u00e9 una non intendeva far nulla separata dall\u2019altra.<\/p>\n\n\n\n<p>Allora Zeus si impietos\u00ec ed escogit\u00f2 uno stratagemma: trasfer\u00ec sul davanti le parti genitali e fece si che grazie ad esse generassero gli uni negli altri; se un uomo avesse incontrato una donna avrebbero avuto una discendenza. Se invece si fosse imbattuto in un altro uomo si ingenerava saziet\u00e0 nello stare insieme e si staccavano per volgersi all\u2019azione e per occuparsi di altre necessit\u00e0 dell\u2019esistenza (e questo ci dice qualcosa del significato per i Greci dell\u2019omosessualit\u00e0 maschile, attributo di virilit\u00e0 e di azione, che ogni uomo guerriero o politico doveva attraversare e da li prendere forza e virilit\u00e0).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019androgino configura dunque la nostra completezza, quell\u2019unione primitiva ed arcaica che aveva dato felicit\u00e0 e benessere agli umani, prima della sfida agli dei che, richiamando miti pi\u00f9 vicini alle nostre culture, ci riporta a immagini di paradisi perduti.<\/p>\n\n\n\n<p>La completezza dunque, sogno agognato e inutilmente ricercato.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 inutilmente?<\/p>\n\n\n\n<p>Se nel mito dell\u2019androgino, maschio e femmina hanno origine da una stessa creatura, le due parti sono certamente equivalenti e il ricongiungimento pu\u00f2 avvenire con una parte di noi in cui in qualche modo ci riconosciamo, simile, anche se opposta, ma pari a noi\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Ora la storia ha determinato per la parte femminile, una serie di situazioni, di espulsioni dalla cultura, dalla vita sociale, dall\u2019arte, dalla storia del pensiero, per cui questa parte ha avuto un destino di soggiacenza e d\u2019inferiorit\u00e0 rispetto alla parte maschile. Questo ha reso impossibile un ricongiungimento e ha comportato un enorme squilibrio nella gestione della forza e del potere non solo nelle relazioni private ma anche nel sociale.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 sotto gli occhi di tutti noi come gli epigoni della societ\u00e0 patriarcale, che sta vedendo il suo declino a partire dal secolo scorso, ha portato comunque con s\u00e9 una serie di conflitti e guerre e di atteggiamenti aggressivi verso il pianeta, che rischia l\u2019autodistruzione.<\/p>\n\n\n\n<p>La forza e l\u2019aggressivit\u00e0 maschile, non controbilanciata da una eguale forza femminile, opposta ma in quanto tale riequilibratrice, ha lasciato spazio a istinti di morte e distruttivit\u00e0 non contenuti.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 necessario in questo momento correre ai ripari.<\/p>\n\n\n\n<p>Personalmente ritengo che in questo momento storico il destino del mondo \u00e8 nelle mani delle donne.<\/p>\n\n\n\n<p>Secoli di guerre, scontri, lotte e competizioni sembrano, in questo momento, preludere a un mondo che va verso il suo autoannientamento. L\u2019energia maschile, guerriera e conquistatrice, non bilanciata da quella femminile, ferma, calma e accogliente, sta dilagando per il mondo senza freni.<\/p>\n\n\n\n<p>Gli uomini, soli, esprimono nella lotta a tutti i livelli, con le armi, con la finanza, col potere sull\u2019altro un\u2019angoscia di morte che non \u00e8 controbilanciata dal forte istinto di vita, di cui le donne sono depositarie naturali.<\/p>\n\n\n\n<p>Negli ultimi tempi c\u2019\u00e8 un tentativo delle donne di occupare ruoli e posti di potere e abbiamo forse l\u2019idea che il femminile stia cominciando a riemergere dalle brume del passato che lo ha sepolto.<\/p>\n\n\n\n<p>In realt\u00e0 molto spesso le donne si sono fatte largo nelle file del potere maschile, abdicando a se stesse, utilizzando schemi e modelli competitivi pur di essere riconosciute e rappresentate, costrette a rinunciare alla vera espressione di s\u00e9, della propria reale energia femminile, che accoglie e stempera la solitudine e l\u2019istinto di morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Le donne, portatrici della vita, depositarie naturali della sua sacralit\u00e0, depositarie nel proprio corpo del contatto con la vita e la morte, se in contatto con la loro profonda e naturale energia vitale, sono e saranno capaci di stemperare l\u2019angoscia del mondo, riconnettendolo al suo essere ciclico, all\u2019impermanenza delle cose, alla bellezza e all\u2019amore.<\/p>\n\n\n\n<p>Perch\u00e9 tutto questo non accade?<\/p>\n\n\n\n<p>Storia di una schiavit\u00f9<\/p>\n\n\n\n<p>La maggior parte delle donne, molte incontrate in terapia e nella mia pratica medica, ignorano completamente il loro valore.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 singolare come questo sentimento di autosvalutazione di s\u00e9 sia comune a tantissime donne, e, andandone a cercare la causa in terapia, emerge molto spesso un modello familiare svalutante e umiliante di cui esse stesse non si rendono conto.<\/p>\n\n\n\n<p>Il modello familiare \u00e8 quello che esercita un imprinting inconscio nella visione che abbiamo di noi stessi, e, se si d\u00e0 per scontato in un modello familiare, alle nostre latitudini, pur con recenti cambiamenti di questo assetto, che il maschile sia superiore al femminile, questo messaggio passer\u00e0 irrimediabilmente alle figlie femmine della famiglia, le quali porteranno su di s\u00e9 una considerazione svalutante.<\/p>\n\n\n\n<p>La trasmissione della svalutazione di s\u00e9 avviene molto spesso sulla linea femminile, e madri e nonne, che hanno a loro volta ricevuto un modello di s\u00e9 svalutato in quanto femmine, trasmettono inconsapevolmente alla figlia femmina questo elemento. La replicazione del modello svalutante \u00e8 stata quindi affidata al femminile stesso in un sottile e perverso gioco di rimando dalle generazioni precedenti a quelle successive.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec \u00e8 accaduto a M., donna di 50 anni, manager di un\u2019azienda privata, che ha grande successo professionale. Dopo un\u2019infanzia difficile, in cui ha vissuto l\u2019indigenza grave della famiglia, il padre operaio e la madre piccola sarta, figlia unica, ha vissuto con difficolt\u00e0 il ruolo dei genitori, soprattutto della madre che, soggiogata dal marito autoritario e a volte violento, non aveva da lui il permesso di un\u2019autonomia lavorativa: lei sognava di cucire grandi vestiti e in realt\u00e0 si accontentava di piccole riparazioni e di lavori di poco conto che non mettevano in gioco l\u2019equilibrio familiare, basato sull\u2019accondiscendenza della madre che per il \u201cquieto vivere\u201d rinunciava a portare avanti il suo sogno.<\/p>\n\n\n\n<p>M. cresce e va via dal piccolo paesino dell\u2019entroterra marchigiano di pochi abitanti dove aveva vissuto con i genitori e diventava un\u2019affermata imprenditrice con una fabbrica di tessuti.<\/p>\n\n\n\n<p>Evidente che il compito che si \u00e8 data \u00e8 riscattare e vivere il sogno materno, e di questo \u00e8 pienamente soddisfatta. Ma \u00e8 nelle relazioni affettive che la sua identificazione con la madre ancora persiste, per cui sposa un uomo violento e autoritario e ricrea una situazione affettiva simile alla sua famiglia di origine, in cui, identificandosi con la svalutazione che la madre ha fatto di s\u00e9 stessa e,&nbsp; conseguentemente anche del femminile di sua figlia, si ritrova a vivere la storia che non avrebbe mai creduto di vivere: forte e combattiva durante il giorno, quando \u00e8 in fabbrica, affronta uomini e donne con una forza inaspettata, ma quando si ritrova col marito \u00e8 come se d\u2019improvviso perdesse tutta la sua forza e piano piano si annulla vicino a lui, in una perfetta rappresentazione della sua dipendenza e svalutazione di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando il disagio si fa molto forte decide di chiedere aiuto e qui pu\u00f2 cominciare a consapevolizzare quanto la svalutazione del femminile ereditata dalla madre giochi un ruolo importante nell\u2019equilibrio della sua relazione adulta, e quanto la dipendenza dal marito, con cui ancora si sta confrontando, abbia una forte radice nella sua identificazione con la dipendenza dal padre da parte della madre e con la svalutazione che faceva di s\u00e9.<\/p>\n\n\n\n<p>Altre volte sono i padri che, ambendo a un figlio maschio come ricchezza della famiglia, retaggio di culture contadine rurali, dove il maschio era forza lavoro e la femmina portatrice di impegni economici con la famosa dote matrimoniale, trasmettono sottilmente alla figlia femmina questa loro aspettativa e la spingono inconsciamente a comportarsi da maschio, con tutte le conseguenze che questo comporta in termini di non accettazione della propria identit\u00e0, e dei costi impliciti in una rinuncia di s\u00e9 per andare verso un\u2019aspettativa genitoriale di questa portata.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 la storia di G., che viene in terapia per un sostegno in un momento difficile della sua vita, per la malattia del marito e per un aspro conflitto con la figlia trentenne di cui non sa trovare l\u2019origine.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo varie sedute in cui emerge il suo bisogno non soddisfatto di essere vista e accettata dal padre, in una Costellazione familiare emerge la storia della famiglia.<\/p>\n\n\n\n<p>G. \u00e8 la prima di tre figlie femmine, il padre apparteneva ad una societ\u00e0 rurale nei dintorni di Roma, e aveva un\u2019impresa di costruzioni dove G. si divertiva a lavorare, creandosi un hobby per il lavoro in muratura che le dura ancora. Nelle costellazioni emerge la forte delusione del padre per un\u2019aspettativa disattesa di un figlio maschio e G. tenta, per riparare a questa delusione, di uniformarsi alla richiesta inconscia paterna, facendo scelte di tipo maschile, rendendosi protagonista di iniziative per la famiglia, di tipo paterno: dal comprare e ristrutturare case e negozi, dal lavorare lei stessa duramente alla costruzione di una casa, dirigendone il cantiere e accollandosi lavori di fatica, non certo adatti alla sue esile struttura fisica. Si unir\u00e0 in matrimonio con un uomo con forti valenze femminili, in termini di passivit\u00e0 e di dipendenza da lei.<\/p>\n\n\n\n<p>Dalla seduta di costellazione emerge il non riconoscimento del padre del valore della sua femminilit\u00e0 e lo sforzo che G. ha fatto nella sua vita per adeguarsi a una richiesta del padre di essere un maschio. La nascita del suo primo figlio che \u00e8 una femmina, determina il perpetuarsi inconscio della storia.<\/p>\n\n\n\n<p>Seppur razionalmente accettata con amore, questa figlia, femmina, \u00e8 ancora una volta un maschio mancato che G. non ha potuto presentare al padre, a risarcimento del suo essere femmina. Arriva quindi alla figlia una svalutazione sottile e non detta, che mobilita anche in lei il bisogno di andare verso un riconoscimento. Studia medicina e fa il medico, scelta non scevra da un sottile condizionamento di fare una professione legata al maschile (per lo meno in passato).<\/p>\n\n\n\n<p>Risalta evidente che G., svalutata per il suo femminile, svaluta inconsciamente la figlia che non nata maschio, non le ha permesso di portare al padre, il maschio tanto desiderato e riscattarsi cos\u00ec dalla non accettazione paterna.<\/p>\n\n\n\n<p>Il conflitto con la figlia, visto in quest\u2019ottica, pu\u00f2 assumere dei connotati di comprensione che possono portare allo smantellamento e alla risoluzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, le societ\u00e0 contadine, in cui le braccia maschili erano un elemento importante per l\u2019economia familiare, ci possono spiegare in parte il valore dato al figlio maschio nei periodi della nostra economia legata all\u2019agricoltura ma non ci spiegano il profondo disprezzo che secoli di storia hanno operato nei confronti della met\u00e0 del mondo.<\/p>\n\n\n\n<p>Molte sono le teorie avanzate per spiegare come sia potuto avvenire nel mondo che una parte cos\u00ec numerosa dell\u2019umanit\u00e0, forse pi\u00f9 della met\u00e0, quindi non una minoranza ma quasi una maggioranza, sia stata trasformata in una minoranza di fatto, con scarsi diritti e con poca possibilit\u00e0 di realizzare s\u00e9 stesse e con un annientamento della propria&nbsp; forza ed energia, che ha privato il mondo e gli uomini in particolare, di una forza equilibratrice.<\/p>\n\n\n\n<p>La risposta parte da molto lontano\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>C\u2019era un tempo remoto in cui i popoli vivevano in pace e benessere\u2026 abbiamo sicuramente stampato nel nostro inconscio il ricordo di queste memorie lontane e lo percepiamo come qualcosa che ci riguarda, ammantato di profonda nostalgia.<\/p>\n\n\n\n<p>Era il tempo in cui le armi non erano conosciute, non ancora inventate per combattere contro i fratelli, era il tempo delle societ\u00e0 gilaniche, in cui uomini e donne avevano lo stesso potere. Il termine gilaniche designa la radice \u201cgu\u201d donna e \u201caner\u201d uomo e la consonante \u201cl\u201d che lega le due radici.<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo riscontri archeologici della nota archeologa lituana, Maria Gibutas, che ha insegnato nell\u2019universit\u00e0 della California a Los Angeles, queste societ\u00e0 regnavano nelle nostre latitudini in un periodo compreso tra il 7000 e il 5000 a.C.<\/p>\n\n\n\n<p>La Gibutas ha esaminato migliaia di reperti in aree archeologiche risalenti a quel periodo storico e ne ha ricavato uno schema di come le societ\u00e0 gilaniche erano organizzate.<\/p>\n\n\n\n<p>Era il tempo della Dea madre, il tempo in cui la donna aveva una sacralit\u00e0 implicita, per il fatto di dare la vita e per il fatto di avere una naturale connessione con i ritmi della vita e della morte.<\/p>\n\n\n\n<p>Le donne avevano un ruolo di pari dignit\u00e0 con gli uomini che le onoravano e garantivano la sacralit\u00e0 del femminile e il potere decisionale e organizzativo delle donne stesse.<\/p>\n\n\n\n<p>Non sono state trovate tracce di armi o strumenti di violenza, in quei tempi la pace regnava sovrana, garantita dalle donne che gestivano il potere non in senso piramidale ma era quello il tempo della societ\u00e0 della condivisione.<\/p>\n\n\n\n<p>Sappiamo che nelle societ\u00e0 matrilineari ancora presenti nel mondo, le societ\u00e0 gestite dalle donne non si basano sulla gestione del potere ma sul dono e la condivisione\u2026 (libro \u201cLe societ\u00e0 Matriarcali\u201d di Heide Goettner Abendrot).<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque l\u2019umanit\u00e0 ha vissuto un periodo incantato in cui la pace e la condivisione erano il fondamento della struttura sociale e questo fu assicurato dalla conduzione attenta e giusta delle donne, che lungi dal prendere il potere per prevaricare gli altri, gestivano la comunit\u00e0 con misura e giustizia.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutto il bacino del Mediterraneo ha vissuto questo periodo incantato, un \u201cparadiso terrestre\u201d dove grandi civilt\u00e0 si sono sviluppate e di cui ancora conserviamo traccia in siti particolari, quando il Dio era una donna e le donne, portatrici del Sacro, esse stesse elemento di congiunzione tra il cielo e la terra, esse stesse portatrici del \u201cmiracolo\u201d della vita, erano le sacre sacerdotesse, amate e rispettate dalla comunit\u00e0, coniugando il ruolo sacro con la responsabilit\u00e0 della gestione della comunit\u00e0: sappiamo che anche nelle societ\u00e0 matrilineari sopravvissute ed ancora presenti nella nostra epoca, queste due parti naturalmente convivono in tutte le organizzazioni sociali matriarcali conosciute.<\/p>\n\n\n\n<p>Altre teorie invocano una genesi evolutiva rispetto alla preminenza del maschile sul femminile nel genere umano.<\/p>\n\n\n\n<p>Questi autori affermano che in un certo momento dell\u2019evoluzione della specie umana, i maschi, pi\u00f9 forti e resistenti, pi\u00f9 veloci nel prendere decisioni nell\u2019affrontare realt\u00e0 esterne pericolose, pi\u00f9 inclini all\u2019inquadramento gerarchico, tutte capacit\u00e0 che in momenti particolari dell\u2019evoluzione sono state utili rispetto all\u2019affermazione su altre specie animali, hanno preso il sopravvento per la sopravvivenza, mentre in quel momento la forma psichica femminile, pi\u00f9 calma, trasgressiva, pi\u00f9 incline a esaminare la complessit\u00e0 delle situazioni, meno adatta ad affrontare emergenze ambientali, non poteva essere utile per affrontarle.<\/p>\n\n\n\n<p>Le donne quindi acconsentirono tacitamente a questo impianto sociale che aveva una finalit\u00e0 evolutiva per la specie ma questo impianto rimase tale anche laddove l\u2019emergenza evolutiva era scomparsa.<\/p>\n\n\n\n<p>Le donne in realt\u00e0 hanno fatto la loro grande parte nella storia e certamente \u00e8 impossibile ipotizzare che tutti i progressi, le conquiste, i cambiamenti della specie umana siano avvenuti senza il contributo della met\u00e0 dell&#8217;umanit\u00e0, con l&#8217;ipotesi avvallata dai libri di storia, che tutto quello che l&#8217;umanit\u00e0 ha conquistato sia di genere maschile e le donne ne hanno goduto senza fare la loro parte.<\/p>\n\n\n\n<p>Molte ricercatrici attuali stanno disconfermando questi modelli e ci riportano le conquiste che l&#8217;umanit\u00e0, attraverso le donne, ha ottenuto.<\/p>\n\n\n\n<p>Cos\u00ec si profila davanti a noi la serie di conquiste che umane passate sul corpo stesso della donna, come ad esempio la conquista fondamentale della specie umana che le ha permesso di essere al primo posto nelle specie dei primati: il passaggio dall&#8217;estro al mestruo. La donna con il corpo e la sua naturale sensibilit\u00e0 e connessione con la natura, ha espresso ad un certo punto, la sua capacit\u00e0 di sintonizzarsi con i ritmi della luna, che ha un ciclo di ventotto giorni; ha quattro fasi, ognuna di una settimana, a partire dalla luna crescente la prima settimana, poi la luna piena, la luna calante e la luna nuova o nera alle mestruazioni.<\/p>\n\n\n\n<p>E cos\u00ec la fase della luna crescente corrisponde alla fase della pre-ovulazione, la luna piena all&#8217;ovulazione, la luna calante alla fase premestruale e la luna nuova o luna nera alle mestruazioni. Il corpo della donna ha seguito cos\u00ec sottilmente ed intimamente i ritmi della natura e alla luna, con il suo perenne ciclo di morte e rinascita \u00e8 rimasta intimamente legata, con un ritmo ciclico che ancora persiste anche se i profondi e chiari legami sono persi, in un&#8217;alternanza di energie che seguono questi cicli e che aumentano o fanno diminuire le sue competenze intuitive e di collegamento con l&#8217;universo.<\/p>\n\n\n\n<p>Con il mestruo, che ha sostituito l&#8217;estro dei primati, che seguendo i ritmi lunari ha permesso alla femmina umana di avere quindi un&#8217;ovulazione al mese e dodici ovulazioni l&#8217;anno, la sua fertilit\u00e0 ha superato di sessanta volte quella dei primati che hanno un cucciolo ogni cinque anni circa. La superiore fertilit\u00e0 ha fatto uscire il genere umano dal rischio d&#8217;estinzione e ha reso la specie umana quella maggiormente presente sulla terra.<\/p>\n\n\n\n<p>Il profondo collegamento con la luna, secondo altre autrici (Penelope, Shuttle e Peter Rodgrave) ha determinato la capacit\u00e0 della donna di sviluppare la capacit\u00e0 simbolica&#8230;, mettendo a punto la capacit\u00e0 tutta umana di elaborare concetti astratti.<\/p>\n\n\n\n<p>Se poi consideriamo che lo sviluppo del cervello umano con le sue circonvoluzioni deve gran parte del suo sorgere alle stimolazioni esterne legate alle cure parentali primarie che le donne hanno fatto ai loro cuccioli. La grande premura e i grandi stimoli che le donne hanno dato nei secoli ai loro figli ha permesso quella stimolazione cos\u00ec importante nello sviluppo dell&#8217;intelligenza complessa dell&#8217;uomo.<\/p>\n\n\n\n<p>Tutte queste competenze del femminile si stanno faticosamente riconoscendo e studiando in questo momento storico.<\/p>\n\n\n\n<p>La nostra cultura, dunque, affonda le sue basi da migliaia di anni su una struttura di pensiero analitica e logico deduttiva, il pensiero maschile: il pensiero procede per successive separazioni secondo uno schema cui siamo abituati da sempre.<\/p>\n\n\n\n<p>Per esempio, dividiamo la natura in regno animale, vegetale, minerale, a loro volta divisi in classi, famiglie, specie, dividiamo le epoche storiche, le stagioni, le classi sociali, le razze, le competenze, fino ad arrivare all\u2019infinitamente piccolo.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00c8 un pensiero logico deduttivo, perch\u00e9 risponde alla legge causa effetto e si procede per successive conclusioni e si dirige verso lo sviluppo della conoscenza razionale, \u00e8 un pensiero lineare, centrato sull\u2019obiettivo, rapido lucido e preciso, orientato a costruire (o distruggere) pi\u00f9 che a conservare.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pensiero femminile non parte dalla formulazione di un obiettivo ma dalla contemplazione di un insieme, tende a coglierne i diversi aspetti di un contesto, ad esaminarli nelle loro reciproche relazioni, orientandosi alla sintesi invece che all\u2019analisi.<\/p>\n\n\n\n<p>Il pensiero femminile procede raccogliendo informazioni per metterle in relazione tra di loro, riconoscendo connessioni, differenze, riferimenti simbolici, e approda cos\u00ec ad una diversa forma di conoscenza, non separa ma crea analogie, pu\u00f2 arrivare a grandi profondit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Procede con il tenere insieme invece che separare, e non cercando scorciatoie verso l\u2019obiettivo si addentra in meandri dove pensieri, idee, ricordi e suggestioni s\u2019intrecciano per tornare alla luce in un nuovo sapere\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Come ci racconta La Valcarengi nel laboratorio spaziale Nasa di Pasadena, sono state messe a capo d\u2019importanti progetti delle donne, tra cui Sarah Gavit la quale ha affermato che sono state scelte donne proprio perch\u00e9 si voleva un nuovo modo di pensare per affrontare il futuro.<\/p>\n\n\n\n<p>Il noto psicanalista Jung a questa armonizzazione tra il maschile e il femminile, ci aveva invitato gi\u00e0 nel secolo scorso, quando ci d\u00e0 l\u2019indicazione dell\u2019Animus e dell\u2019Anima: l\u2019Uomo ha dentro di s\u00e9 degli archetipi inconsci che sono l\u2019Animus per la donna, cio\u00e8 ha dentro di s\u00e9 una parte maschile e l\u2019uomo ha il suo archetipo nell\u2019Anima, la sua parte femminile. Queste parti di noi non sono quasi mai, nella nostra cultura, riconosciute e integrate in s\u00e9, e nell\u2019incontro con l\u2019altro, nella coppia, ognuno proietta sull\u2019altro la sua parte non integrata. Ecco perch\u00e9 la relazione, laddove ognuno non ha riconosciuto le proprie parti ma le proietta solo sull\u2019altro, diventa oltremodo complessa e difficile.<\/p>\n\n\n\n<p>Se riusciamo a riconoscere e portare alla luce le nostre parti, troviamo prima dentro noi stessi e poi all\u2019esterno, l\u2019armonia che andiamo cercando\u2026<\/p>\n\n\n\n<p>Il pensiero ricettivo femminile e quello penetrativo maschile, sono dunque complementari e hanno bisogno l\u2019uno dell\u2019altro per poter realizzare dentro di noi una visione di s\u00e9 e del mondo armoniosa.<\/p>\n\n\n\n<p>Mi auguro che l\u2019Umanit\u00e0 stia andando verso questo traguardo.<\/p>\n\n\n\n<p>Dott.ssa Rosa Brancatella<\/p>\n\n\n\n<p>l benessere umano secondo i dettami dell\u2019Etica Pitagorica<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>A cura della Dott.ssa Rosa Brancatella Sono un medico ginecologa e psicoterapeuta, per vocazione e crescita personale ho lavorato molto con le donne e lavoro con le coppie, ho maturato quindi una certa esperienza di quello che in questo momento \u00e8 il confronto tra il maschile e il femminile. 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