Il Fenomeno Pitagorico

La figura di Pitagora viene comunemente associata solo alla geometria e ai numeri, ma in realtà il suo insegnamento tende ad unificare armonicamente la parte emozionale e spirituale umana con la parte razionale.

“Intorno al 530 avanti Cristo, Pitagora lasciò l’isola greca di Samo, dominata dal tiranno Policrate, e venne a stabilirsi a Crotone che aveva visitato da giovanissimo col padre…” (Porfirio – Vita di Pitagora, cap. 2).

Qui aprì la sua Scuola che univa pratiche di vita alla speculazione scientifica e filosofica. “In virtù di queste pratiche di vita accadde che tutta l’Italia (cioè l’attuale Calabria) … grazie a Pitagora ricevette il nome di Magna Grecia e vi nacquero in gran numero filosofi, poeti e legislatori. Le arti… e la legislazione scritta passarono da lì in Grecia” (Giamblico – Vita Pitagorica, cap. 166).

Il successo della Scuola Pitagorica nel mondo antico derivò dalla sintesi delle culture dei popoli dove Pitagora aveva vissuto: Greci, Siriani, Ebrei, Egiziani, Caldei, Persiani. Quelle conoscenze egli coniugò ai valori praticati allora dagli Itali: libertà degli schiavi, comunione di vita e di beni, vegetarismo, non competitività, amicizia, ponendo le basi per una migliore organizzazione sociale. Così nacque la Scuola e si sviluppò da Crotone la Magna Grecia.

Per comprendere a fondo lo sviluppo del pitagorismo e la nascita del fenomeno magnogreco va perciò considerata la situazione socio-culturale che viveva Crotone e la Calabria prima ancora dell’arrivo dei coloni greci. Infatti, circa 1500 anni prima della colonizzazione greca, in particolare grazie alla florida natura del luogo e alla morfologia del territorio, nacque l’Italia: fondata da Re Italo e basata sulla condivisione, la libertà e l’armonia. Per citare alcune autorevoli fonti che narrano delle vicende italiche ricordiamo: Tucidide; Aristotele, Politica, VII, 9, 2, e 10, 2-3; Antioco di Siracusa; Strabone; Virigilio, Eneide.

Inoltre è di notevole importanza comprendere che subito dopo l’arrivo dei primi coloni greci la città di Crotone intorno al VII/VI secolo a.C. iniziò un percorso di studio e ricerca che di fatto diede il via alla nascità della scienza medica moderna con la celeberrima Scuola Medica di Alcmeone e Democede. Tale contesto fece sì che un altro settore fiorì: quello che oggi chiamiamo scienza motoria. Infatti la Scuola Atletica Krotoniate si fuse con la sapienza della Scuola Medica e portò non a caso gli atleti di Kroton a primeggiare in modo assoluto in tutti gli agoni panellenici, primo fra tutti quello di Olimpia, le olimpiadi. I nomi di Daippo, Milone, Faillo e tanti altri campioni riecheggiò in tutto il mondo.

Pitagora scelse Crotone come luogo adatto a diffondere la sua dottrina, perché quella città era permeata dai valori italici di libertà, condivisione e armonia, come anche da un approccio scientifico e razionale della natura. La Scuola pose così il razionalismo alla base del metodo scientifico, mirando per il resto a creare una società giusta, orientata al benessere e alla pace.

Per molti anni il progetto pitagorico iniziale partito da Crotone andò avanti trovando enorme diffusione dapprima nelle città vicine fino ad arrivare poi in altri paesi del Mediterraneo. I pitagorici iniziarono così a influenzare e governare di fatto le pubbliche assemblee, ma gli accadimenti seguenti portarono a un’insurrezione contro Pitagora. Molti Pitagorici furono uccisi e lo stesso Pitagora dovette fuggire per salvarsi.

Quella dispersione sembrava la fine, ma disseminò invece la dottrina pitagorica dappertutto. Difatti, già cinquant’anni dopo la sua morte – avvenuta circa nel 497 a. C. – la figura di Pitagora apparve su monete dell’Asia Minore, cosa mai fatta prima per un personaggio che non fosse regnante o divinità.

La sua dottrina fu ripresa e studiata da grandi filosofi e storici di lingua greca come Eraclito, Platone, Aristotele, Empedocle ed Erodoto, Giuseppe Flavio e Filone di Alessandria, solo per citare i più famosi, e da una lunga fila di commentatori, commediografi e scrittori. Quegli autori diffusero la conoscenza di Pitagora nel mondo di lingua greca, e poi di riflesso nel mondo romano, che si andava espandendo e aprendo alla cultura greca. Nel mondo romano, difatti, scrissero in latino su Pitagora Cicerone, Tito Livio, Varrone, Vitruvio, Plinio il Vecchio, Marziale e Ovidio, solo per citare i più noti.

Il Meridione d’Italia, e l’attuale Calabria in particolare, subirono da allora in poi una decadenza inarrestabile fino al degrado presente. Questo è da attribuirsi principalmente alla perdita dell’identità dovuta al susseguirsi di occupazioni e dominazioni straniere che violavano tutti i principi italici e pitagorici: Annibale, Pirro, Roma, Goti, Longobardi, Bizantini, Arabi, Saraceni, Normanni, Angioini, Aragonesi, Spagnoli…

Furono tutte dominazioni che depredarono e tolsero la libertà al popolo che, prima ancora dell’arrivo di Pitagora, aveva proibito ogni forma di schiavitù con le leggi di Zaleuco a Locri. Difatti, Pitagora venne a Crotone in cerca dell’Italia e del suo stile di vita che egli capì, accolse e propose al mondo. La Magna Grecia ebbe così una madre, l’Italia; un padre, Pitagora; e una capitale, Crotone.

Il mondo e l’umanità seguirono così un percorso opposto all’insegnamento di Pitagora, andarono in direzione anti-pitagorica.

Possiamo ora immaginare Pitagora che, considerando il susseguirsi di guerre, ingiustizie e genocidi dai suoi tempi fino ai nostri, scuote la testa dicendo: Come volevasi dimostrare! Ve lo avevo detto!

Il riesame storico operato dalla NSP dimostra che i principi etici italico-pitagorici sono immutabili come le regole di matematica. Il cuore della dottrina pitagorica è in quei principi che, se osservati, portano felicità, non osservarti, invece, portano con certezza matematica caos e dolore.
Riportiamo testualmente il giudizio di due autori antichi su Pitagora.

Cicerone scrisse in latino:
Pitagora armonizzò le più diverse concezioni e i più diversi individui allo scopo di arricchire e unificare la vita pubblica e privata nonché la vita interiore dell’anima. Fu un costruttore di comunità, di uguaglianza e di giustizia, e per tale motivo portò l’armonia nel mondo.

E Giamblico scrisse in greco:
Pitagora fondò il razionalismo insegnando come raggiungere la verità per mezzo della scienza del numero, invece dell’osservazione delle viscere delle vittime.
Raccomandava di rifiutare di propria spontanea volontà la gloria, ricchezze e simili.
Invitava a evitare l’avidità di guadagno, la cupidigia, l’ira, l’ambizione.
Esortava alla mitezza e alla mansuetudine perché l’atteggiamento fiero e indomabile produceva sfrontatezza, ottusità e anarchia.
Era convinto che nulla accade da sé o accidentalmente, ma tutto è conforme alla provvidenza divina.
Affermava che non c’è nulla in cui non si possa sperare: tutto si può compiere e non c’è nulla che non possa compiersi.